lunedì 31 ottobre 2016

LO HA DETTO JUNG...

Carl Gustav Jung potrebbe essere considerato uno psicologo e filosofo "positivo", perché in un problema come la neurosi la depressione lui vedeva un impulso per l'espansione della coscienza.
E dunque:


- Non trattenere colui che se ne va, altrimenti non verrà colui che sta venendo da te.

- Tutto ciò che ti dà fastidio negli altri tu farà comprendere meglio te stesso.

- L'incontro di due personalità è simile al contatto di due sostanze chimiche: se avviene una minima reazione, cambiano entrambi gli elementi.

- Il peso più brutto che grava sulle spalle di un bambino è la vita non vissuta dei suoi genitori.

- Una depressione è simile ad una signora in nero. Se è arrivata, non cacciarla via ma invitala a tavolo e ascolta ciò che ha da dire.

- Il sogno è un piccola porta molto nascosta che conduce in quella primaria notte cosmica nella quale l'anima aveva vissuto prima della nascita della coscienza.

- Io non sono ciò che mi è accaduto, io sono ciò che ho deciso di diventare.

- "Magico" è un altro termine per dire "psichico".

- La solitudine è dovuta non all'assenza delle persone intorno, ma all'impossibilità di parlare di ciò che ti sembra essenziale o alla non accettazione delle tue vedute da parte degli altri.


Advanced Mind Institute Italia


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venerdì 28 ottobre 2016

9 cose da ricordare quando ti senti perso e solo

1. Siamo tutti sulla stessa barca.
Sentirsi soli è una cosa che capita a tutti prima o poi. Capita anche a quelle persone che vadiamo sempre sorridenti. Un sorriso può nascondere una grande solitudine e proprio quella persona che vedi sempre sorridere, potrebbe dirti che da alcuni giorni si sente sola e triste. Riflettici.
2. Evita di condividere i tuoi stati d’animo sui social
Ci sentiamo ansiosi, tristi ed infelici dopo che ci siamo collegati su Facebook o Instagram. Apri gli occhi, quella non è vita reale, la vita reale è quella che vivi in prima persona non quella che vedi attraverso un monitor… Così capita che ti senti perso quando non ricevi un like o un commento per un post che hai condiviso. Non dare potere a tutto questo è un modo per distrarti dalle cose che contano davvero nella tua vita.
Quindi, agisci ora, se c’è qualcosa che non va nella tua vita, cerca di comprenderla, risolvila, chiedi aiuto se non ce la fai da solo. E se proprio vuoi usare i social, usali per informare, per aiutare e non per lamentarti di quanto ti senti triste e solo. Abbiamo uno strumento davvero utile, impariamo ad usarlo per fare del bene.
3. Elimina dal tuo vocabolario la parola devo
Il grande maestro Osho, lo ricordava spesso. La parola devo non deve esistere. Quando ci sentiamo in dovere di fare una cosa, non siamo felici di farla. Il devo implica un dovere e questo può portare a malessere e tristezza. Fai solo ciò che ti porta gioia, solo quello che vuoi fare e non quello che devi fare.
4. Vivi un nuovo inizio
Ti ricordi il momento in cui hai iniziato qualcosa di nuovo? Un nuovo anno scolastico? Una nuova pausa estiva? Un nuovo rapporto? Scommettiamo che se ti guardi indietro sei consapevole che vi è stato un finale che è accaduto prima di quel nuovo inizio? Durante quel finale potresti essere stato triste e potresti esserti sentito solo. Ma alla fine, quei sentimenti si sono trasformati quando quel finale ha dato vita ad un nuovo inizio.
5. Non opporre resistenza
Più fai resistenza, più non lasci fluire, più non permetterai all’energia di fluire. Più lasci fluire e ti abbandoni più facile diventerà seguire la tua strada e comprendere i segni che ti arrivano.
6. La solitudine è una grande amica
Quando sei solo, ti trovi di fronte ai tuoi sentimenti e pensieri ed è più difficile farti distrarre.
Se impari a gestire  la tua solitudine e la vedi come un’alleata, puoi imparare che quei pensieri e sentimenti non devono essere evitati. Questo ti aiuterà a sentirti più forte e sarai in grado di gestire qualsiasi cosa.
7. Le emozioni che provi possono guarirti
Tutte le emozioni che sorgono quando ti senti perso sono quelle che ti servono per guarire. Esse possono essere come dei cartelli sulla strada per la libertà, che dicono: “Guarda qui. Vai in questa direzione.”
8. Nulla è sbagliato in te
Essere consapevole di questo a volte può aiutarti a superare i momenti in cui ti senti perduto e solo. Ricorda, nulla è sbagliato in te, semplicemente stai vivendo delle esperienze che portano con se degli insegnamenti, stai crescendo e tutto quello che vivi ti serve per comprendere ed evolvere.
9. Il sole sorgerà anche domani
Oggi potrebbe piovere. Ma domani sarà un nuovo giorno e magari vedrai splendere il sole.
Sii gentile con te stesso, sii attento e ascoltati sempre. I momenti più bui rappresentano una grande crescita e rinascita.



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giovedì 27 ottobre 2016

NON C'E' NULLA DI CUI AVER PAURA

«Non c'è nulla di cui aver paura. Anche la paura è una scelta, una suggestione che possiamo scegliere di accogliere, oppure rifiutare, in nome dell'Amore.

Persino vivere e morire come le intendiamo comunemente sono illusioni, forme di suggestione.

Il non-essere non c'è, esiste solo l'Essere. Noi siamo vita eterna, il vivere e il morire qui sul pianeta Terra è solo un gioco per la nostra Anima, la cui vera casa è l'Infinito e il cui tempo, nel continuo presente è l'Eternità.

Anima sta facendo l'esperienza di una identificazione limitante con il contenitore che la ospita, il meraviglioso conglomerato di campi di energia apparentemente solida che chiamiamo "corpo umano". Noi siamo; tutto ciò che ci circonda invece è suggestione.»

Dario Canil

AVRAH KA DABRA - CREO QUEL CHE DICO
un libro di Dario Canil

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Avrah Ka Dabra - Creo quel che Dico
Vivere una vita felice risvegliandosi al Momento Presente

PER IMPARARE A FERMARE LA MENTE...

...occorre semplicemente osservare i pensieri... da dove vengono...come si manifestano... Che vadano, cha volano oltre, senza fermarsi e senza toccarci. Sono solo le nuvole nel cielo. La vostra coscienza resta intatta... è candida... e voi vi calmate... rimane solo la Mente pulita, la pura Coscienza... Arriverà una risposta giusta a qualsiasi domanda...
Tutti i suoni del mondo scompaiono nel Grande Silenzio... Non dovete immaginare nulla, non dovete inventare nulla... semplicemente, tacete e osservate... i pensieri si fermeranno e voi uscite oltre i confini della Mente... vi troverete nello spazio infinito della Pura Coscienza.
In fondo, siamo la PURA COSCIENZA. Ma finché i pensieri ci governano, ne siamo ipnotizzati.
Levate i pensieri, rimarrà la pura coscienza, la vostra vera essenza. E' tutto molto semplice.


http://www.aum.news/meditatsi…/1765-meditaciya-ostanovka-uma


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mercoledì 26 ottobre 2016

L'ULTIMO NAMASTE'


L'ultimo Namaste' di Osho prima di lasciare il corpo

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lunedì 24 ottobre 2016

IL RESPIRO DI FUOCO



Il Pranayama è una parte molto importante e preziosa della pratica dello yoga, molte sono le tecniche di respiro che ne fanno parte e molti gli effetti che esse producono: nel Kundalini Yogauna delle più importanti e praticate è il pranayama “il respiro di fuoco”.

Questa tecnica di respirazione si chiama così perché ha un’azione diretta sul terzo chakra, a cui è collegato appunto l’elemento fuoco, e infatti il movimento a pompa che di base lo caratterizza è focalizzato proprio nella zona del diaframma.

Questo respiro può essere praticato da solo, ma lo si trova spesso anche nelle sequenze, abbinato a determinate posizioni o movimenti, e in tante meditazioni.


La tecnica

Il respiro di fuoco è una respirazione addominale rapida e vigorosa, generalmente fatta dal naso (in alcuni casi, solo quando è specificato, può essere fatta anche dalla bocca).

La focalizzazione del respiro è sull’espiro: ogni volta che si espira rapidamente dal naso, si spinge la zona diaframmatica (ovvero la zona dall’ombelico in su) indietro e in alto verso la colonna facendo fuoriuscire l’aria dai polmoni. L’inspiro successivo arriva rilassando semplicemente la zona appena contratta – di riflesso la pancia va in fuori, senza forzare il movimento.

Non c’è pausa tra l’espiro e l’inspiro, il ritmo è veloce con circa 2 o 3 respiri al secondo e la durata dell’espiro è uguale a quella dell’inspiro.



Fino a quando non avremo una grande dimestichezza con questo respiro, potremmo dare maggior peso all’inspiro, ma questo disturberebbe il ritmo che il pranayama deve avere. Quando si inizia a praticare è consigliabile tenere un ritmo più lento, in modo da sentire bene il giusto movimento diaframmatico, e a mano a mano che si progredisce nella pratica si potrà arrivare a mantenere il giusto ritmo.
Come si pratica il Respiro di Fuoco


Normalmente si utilizza questo pranayama all’interno di una sequenza o di una meditazione, ma lo si può comunque praticare singolarmente, sedendosi in una delle varie posizioni meditative, per esempio Sukhasana o posizione facile, Padmasana o la posizione del loto, Vajrasana o la posizione della roccia, ma anche su una sedia o stesi a terra.

È comunque importante tenere la colonna ben diritta e una leggera chiusura di Jalandhara bandha. Le mani possono essere sulle ginocchia in Gyan mudra o in grembo nella Stretta di Venere con i palmi verso l’alto. Il torace rimane rilassato e leggermente alzato per tutto il ciclo del respiro.

È bene iniziare la pratica del respiro di fuoco con calma e darsi il tempo di rafforzare e allenare i muscoli della parete addominale e attorno all’ombelico, che spesso non abbiamo l’abitudine di usare.

Per alcune persone è facile iniziarne la pratica, altre possono avvertire iniziali capogiri o vertigini: in questo caso si può semplicemente fare una pausa respirando normalmente, per poi riprovare.
Effetti e benefici

Il potente movimento a pompa che si crea nell’ombelico provoca una forte concentrazione del prana in questa zona, favorendo una forte ricarica energetica. L’attivazione dell’elemento fuoco mette in moto un processo di purificazione, che “brucia” in modo generale tossine in tutto l’organismo, sia fisico, energetico che psichico.

Può accadere che la sua pratica generi un senso di nausea e di vertigine, tutti segnali che si sono messe in moto tossine che il sistema sta cercando di eliminare. Se questo accade, è bene, per favorire il processo di pulizia che si è attivato, bere molta acqua e mangiare in modo leggero e vegetariano, meglio ancora se vegano.

I benefici del Respiro di Fuoco
Elimina tossine e scorie dai polmoni, vasi sanguigni, cellule e mucose.
Risveglia e riattiva il diaframma, aumentando la capacità polmonare e la forza vitale pranica.
Rinforza il sistema nervoso, incrementando la resistenza allo stress.
Equilibra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico.
Rinforza il chakra dell’ombelico e tutti gli organi digestivi.
Aumenta la resistenza fisica.
Si potenzia la trasmissione di ossigeno al cervello, con l’aumento di uno stato mentale focalizzato, neutrale e intelligente.
Riduce gli impulsi verso le dipendenze da fumo, droghe, alcool.
Cautele

Il respiro di fuoco non va praticato da chi soffre di pressione alta, dalle donne incinte e da quelle che hanno le mestruazioni.

Alcune persone respirano in modo paradossale e questo significa che tenderanno a fare il movimento contrario: nell’espirazione non ci sarà una spinta verso la colonna della zona diaframmatica ma verso il fuori. Solitamente quando si è in questa situazione, non si riesce a produrre un respiro di fuoco fatto bene e si fa molta fatica. La cosa migliore da fare è farlo molto piano, cercando di invertire consapevolmente il movimento di spinta della pancia, oppure per fare amicizia con questo movimento a pompa e praticarlo senza abbinargli il respiro per qualche minuto e poi cominciare a combinare la respirazione con calma, sempre prendendosi il tempo per fermarsi respirare normalmente e poi riprovarci.
Iniziare a praticare il respiro di fuoco

Sedersi in una delle posizioni meditative, portare le mani nel mudra della preghiera al petto (vedi immagine più sopra), aprire prima con i mantra della tradizione del Kundalini Yoga.

Combinazione di base, da ripetere da 3 a 5 volte:
Chiudere gli occhi di 9/10, girando gli occhi in su, verso il terzo occhio.
Se si ha difficoltà a produrre il movimento, cercare di praticarlo senza abbinarlo al respiro, da 1 a 3 minuti.
Praticare il respiro di fuoco da 1 a 3 minuti
Per chiudere, inspirare profondamente dal naso, tenere l’aria dentro per 10 secondi, espirare sempre dal naso e rilassare.
Rimanere nella posizione e portare le mani in Gyan Mudra sulle ginocchia, con le braccia stese e i palmi in avanti. Osservare il flusso spontaneo del respiro per 3 minuti.
Inspirare profondamente, espirare. Ripetere il ciclo se si vuole.
Al termine dei cicli recitare i mantra di chiusura.

http://www.leviedeldharma.it/respiro-di-fuoco/
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Drums Ritual Trance Dance






La Trance Dance è una pratica contemporaneizzata che deriva da rituali sciamanici e utilizza la danza come mezzo di connessione con la forza della natura e l'energia vitale.

La Trance Dance è una danza libera, non strutturata, in cui il danzatore, lasciandosi andare alla musica senza che il corpo segua degli schemi predefiniti, ma lasciando piuttosto che si muova liberamente, può accedere a stati di estasi in modo totalmente naturale.

Trance Dance utilizza musiche con ritmi e melodie che possono evocare memorie di altri tempi, suoni della natura e di animali, canti tribali, e il suono di strumenti come il tamburo, il didjeeridoo, le maracas, e molti altri, strumenti provenienti da ogni parte del mondo e alcuni dei quali, come il tamburo, vibrano con frequenze particolari che aiutano il cervello a rilassarsi dai pensieri, aiutati anche dal movimento del corpo e dal respiro consapevole, facilitando l’entrata in uno stato di trance leggera durante il quale è possibile accedere a informazioni utili per la propria trasformazione interiore.
La Trance Dance è un “viaggio interiore”, in cui il danzatore può dunque avere visioni ed emozioni; La danza è ad occhi chiusi e con una bandana sugli occhi, poiché ciò aiuta a non distrarsi e a non lasciarsi condizionare dall’ambiente esterno, facilitando il contatto con il corpo e con se stessi; inoltre viene anche utilizzata una particolare modalità di respirazione, che aiuta a rimanere presenti e vitali durante la Trance Dance.

La Trance Dance può essere utilizzata sia come momento di scarico di tensioni, sia anche come proprio personale rituale per la crescita interiore, per esempio per ricevere risposte a domande importanti in un particolare momento della propria vita. Il rituale è tale quando si riconosce la sacralità della propria domanda, l'intenzione con cui viene praticata la Trance Dance e la fiducia in se stessi e nel proprio processo di trasformazione interiore: il valore del rituale è stabilito da chi lo pratica, mentre chi conduce la Trance Dance ha il compito di "facilitare" la Trance Dance con competenza, creando l'ambiente più consono al rituale, dando le corrette istruzioni e la giusta attenzione ai partecipanti.

Durante la Trance Dance viene mossa una grande quantità di energia e vengono riattivate antiche memorie a livello cellulare, per questo motivo se si entra in uno stato modificato della coscienza è possibile avere visioni, sensazioni, percezioni ed emozioni che potrebbero essere informazioni importanti per la propria trasformazione interiore.

L’esperienza della Trance Dance non è sempre spiegabile da un punto di vista razionale, in quanto muovendo il corpo e respirando in modo consapevole vengono attivate delle risorse interiori che aprono la strada ad esperienze che vanno ben al di là di ciò che è razionalmente spiegabile. Durante l’esperienza della Trance Dance vengono attivati entrambi gli emisferi cerebrali e antiche memorie vengono alla mente cosciente, pertanto si hanno esperienze basate su immagini e sensazioni nel momento in cui si entra in uno stato modificato della coscienza, ovvero nel momento in cui la frequenza cerebrale di abbassa da uno stato beta a allo stato alfa.

La danza come veicolo per entrare in trance ha radici che vanno indietro nel tempo di quarantamila anni, ai tempi dei nostri antenati sciamani. Il rituale della Trance Dance è una esperienza in movimento di sensazioni, costumi, odori, maschere, forme, volti e località oltre il tempo. Ci si arriva di fatto nel momento in cui non si pensa consciamente all’esperienza, ma ci si abbandona al piacere di muovere il corpo e di perdersi nella musica.

La danza ci trasporta nel flusso eterno della vita e noi cessiamo di essere il danzatore, diventando la danza stessa: è durante questo momento magico che possiamo percepirne la sacralità.

La danza in stato di trance veniva utilizzata dagli sciamani di tutto il mondo per i rituali pubblici e privati, poiché la danza è una dei modi più naturali e primordiali di espressione e di contatto con la natura.

La Trance Dance così come viene proposta oggi è un’elaborazione di questi antichi rituali, essa è stata resa accessibile a tutti, in un formato temporale e musicale adatto per l’uomo moderno.

Mentre in origine la trance dance era basata su antiche pratiche spirituali e sistemi di credenze religiosi, la trance dance contemporaneizzata non ha nessun particolare orientamento religioso e non è in contrapposizione con alcuna religione, e al tempo stesso, molti danzatori riportano esperienze personali che per loro hanno un significato profondamente spirituale.

I benefici immediati della Trance Dance sono più vitalità, più presenza, più luminosità, grazie al fatto che attraverso la danza è possibile scaricare una grande quantità di “energia” in eccesso; la conseguenza è che si diventa più sensibili e più in contatto con se stessi. Le visioni, le emozioni e le sensazioni che si possono avere durante la trance dance, spesso portano ad una elaborazione cognitiva a posteriori utile per il partecipante.

In generale la Trance Dance attua un processo di trasformazione interiore nelle persone che la praticano che include anche l’aumento della sicurezza di sé e il riconoscimento della propria natura spirituale.


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Trance dance

Trance dance

Frank Natale

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domenica 23 ottobre 2016

OSHO: IL PIU' GRANDE ...

Oggi tutti “pensano” di sapere chi è Osho – ma è proprio così?
Il medico personale di Osho, qualche anno fa aveva raccolto una serie di articoli stampa che lo descrivevano come “Il più grande”

Il più grande eretico
il più grande iconoclasta
il più grande anticristo
il più grande immorale
il più grande ciarlatano
la più grande intelligenza nella storia dell’umanità
il più grande maestro Zen
il più grande scettico
il maestro più grande e più amato
il più grande pericolo pubblico
il più grande gigante di questo secolo
il Buddha più grande che mai abbia camminato sulla terra
il più grande mistico
il più grande genio spirituale
il più grande comunista
il più grande anarchico
il più grande terrorista spirituale
il più grande ateo
il più grande uomo spirituale senza dio

Crederci o no, queste sono le opinioni espresse nel mondo intero su un unico individuo: Osho.

La sola cosa che le accomuna sembra proprio essere questa: il più grande…
Chi era Osho, quindi?

Abbiamo voluto fare un balzo oltre le barriere dello spazio-tempo e chiederlo a Osho stesso, cercando tra le risposte che ha dato a chi gli chiedeva… Ma tu chi sei?

Quella che pubblichiamo ci sembra una prospettiva rilevante… da meditare!

Domanda: Puoi descrivere brevemente chi sei? La gente dice che sei un truffatore. Sei forse un imbroglione?

Risposta di Osho: Io sono soltanto uno specchio. Quando un truffatore mi guarda, vede in me un truffatore. Tutto dipende da te. Per ciò che mi riguarda, è impossibile descrivermi… soltanto uno specchio limpido, vuoto.

Il mio sforzo è solo questo: insegnare la meditazione alla gente. La meditazione è l’arte di ripulire il tuo specchio da tutta la polvere che la società, la religione, il sistema scolastico hanno riversato su di te; eliminare tutto ciò che non è nato con te; riportarti all’assoluta innocenza di quando sei nato, di quando eri bambino.

Io chiamo tutto questo “rinascita”. E dopo la rinascita, sei solo uno specchio.

Ci sono persone che vedono in me un dio, e ci sono persone che vedono in me un imbroglione, e ci sono persone che vedono in me una scimmia, e ci sono persone che vedono in me un asino, e ci sono persone che vedono in me un americano… dipende tutto da loro.

È il loro stesso volto: io rifletto semplicemente.

(tratto da: Socrates Poisoned Again After 25 Centuries, discorso Nr. 6)


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venerdì 21 ottobre 2016

Imparare a riconoscere lo schema mentale del vittimismo


Bene, adesso entriamo direttamente nel primo stadio. Per molti aspetti, il primo stadio non riguarda il risveglio: risveglio lo schema mentale della vittima che abbiamo sviluppato sin dalla nascita. Non abbiamo scritto “vittima” sulla fronte e probabilmente non è qualcosa a cui pensate spesso, ma sin dalla nascita siamo stati programmati a obbedire a un'autorità esterna. Inizia prestissimo, da quando i nostri genitori iniziano a spiegarci il mondo. Se avete già capito che viviamo in un mondo fondato sulle credenze e che sono le vostre credenze a creare la vostra realtà, avete anche capito che anche i vostri genitori hanno delle credenze che creano la loro realtà. I genitori trasmettono le loro credenze direttamente alla vostra esperienza. Alla nascita non siete consci. Non siete esattamente come un foglio bianco, ma quasi. Assorbite tutto quello che dicono i vostri genitori, osservate quello che fanno e ne traete delle conclusioni. Prendete le vostre decisioni in dipendenza dai loro comportamenti.

Per esempio, se pensano che il denaro è qualcosa di molto difficile da ottenere, se pensano che i soldi siano cattivi, se la loro vita è una continua lotta con il denaro, è molto probabile che abbiate assorbito questi atteggiamenti. Avete assimilato dai vostri genitori moltissimi condizionamenti, ma la cosa non è finita qui. I vostri genitori vi hanno mandato a scuola e a scuola vi hanno insegnato come funziona il mondo. La scuola non vi ha insegnato a risvegliarvi: vi ha insegnato a sopravvivere. Dal punto di vista della sopravvivenza è stata utile, ma la scuola vi ha anche programmato alla mancanza e alle limitazioni. Vi ha programmato all'assenza di abbondanza nel mondo, vi ha insegnato che nel mondo c'è la scarsità. Probabilmente, anche su questo fatto non riflettete mai.


La religione ha fatto la stessa cosa. I vostri genitori avevano delle credenze sull'universo, su Dio e sul divino. Avete assorbito anche queste senza poterle sottoporre a critica. Non dico che tutto questo sia buono o cattivo; dico che per anni vi hanno educato ad accettare le credenze di altre persone, del governo e dei media, che mettono tutti in atto una forte programmazione. Tutto quello che vedete alla TV, tutto quello che sentite nei notiziari, tutte le cose che trovate su internet vi programmano a livelli diversi. Tutto quello che viene dai vostri genitori, dalla scuola, dal governo, dalla religione e dai media vi programma a essere sotto il controllo di qualcun altro.


Primo stadio: tutto è causato dal sentirsi vittime

Il primo stadio riguarda il vittimismo. Purtroppo, molte persone si sentono vittime fino al giorno della loro morte. Anche se cercano di cambiare la loro vita, agiscono con una mentalità da vittime. Vi ho già parlato del mio periodo da senzatetto. Volevo un lavoro e feci quello che fa una mentalità vittimistica: cercai un lavoro. Quando lo ottenni, feci di nuovo quello che fa una mentalità vittimistica standard: cercai un altro lavoro. Scrivevo anche i curriculum vitae per altre persone. Mi resi conto che tutti, anche a livello manageriale, avevano la stessa mentalità vittimistica e cercavano lavori che dessero loro più o meno quello che erano abituati a ricevere. Sì, forse miravano a uno stipendio un po’ più alto, forse volevano qualche benefit in più, forse volevano fare qualcosa di un po’ diverso in un ambiente un po’ diverso, ma continuavano a dare potere a qualcun altro e a pensare di non meritare più di quello che mediamente ricevevano già. Tutto ciò derivava da un modello mentale da vittima. Questa è la prima cosa a cui dovete risvegliarvi.


Solo le vittime si lamentano e accusano

Forse non sapete che state girando nel circolo vizioso della recriminazione, oppure lo sapete. Io ci sono rimasto intrappolato a lungo. Ricordo che da adolescente accusavo Dio, accusavo i miei genitori, accusavo il sistema scolastico. Accusavo gli altri per tutto quello che mi accadeva ed ero molto infelice. Accusavo gli altri perché non volevo accettare la responsabilità di me stesso, e non sapevo nemmeno come fare per accettarla. Era un concetto sconosciuto alla mente. Ero una vittima e non lo sapevo.

Vi ho già detto che ammiravo scrittori come Jack London ed Ernest Hemingway perché lottavano contro il sistema, lottavano contro la natura, lottavano contro gli elementi. E nelle loro opere, nella loro fantasia, vincevano. Volevo fare come loro, ma sentivo che stavo perdendo. Avere successo nel mondo mi rendeva in-felice ed entrai nello schema mentale della lotta. Facevo quello “sforzare” la vita di cui vi ho già parlato.


Ma tutto derivava dal fatto di essere una vittima e non saperlo. Henry David Thoreau ha scritto: “La grande massa degli uomini conduce una vita di silenziosa disperazione”. Anch'io ero silenziosamente disperato e a volte rumorosamente disperato. Probabilmente, guardando lo stato delle cose, anche voi vi lamentate del sistema, del governo, del presidente, dei terroristi o di qualunque altra cosa. Possono essere i vostri vicini, la vostra famiglia, i vostri amici. Ma tutto questo non significa comportarvi da vittime? Il primo passo consiste nel risvegliarvi al fatto che pensate come pensano le vittime. Appena vi risvegliate a questa realtà potete iniziare a lavorarci.


Probabilmente continuate ancora a sentirvi delle vittime, ma almeno vi siete risvegliati all'idea: “Sono stato una vittima, ma se inizio a comportarmi diversamente posso superare questo primo stadio”. Molte persone sono vittime sin dalla nascita e non si svegliano mai, e quindi non


possono passare allo stadio numero due, allo stadio numero tre e allo stadio numero quattro, perché non si sono risvegliate allo schema mentale di vittime del primo stadio.

Se continuate a sentirvi confusi, non preoccupatevi. Procedendo avrete sempre più chiarezza. Non voglio che tralasciate niente, voglio che metabolizziate tutto. Queste idee possono sembrarvi strane perché nessuno vi ha mai parlato direttamente (da cuore a cuore) in questo modo e di queste cose. Metabolizzate quello che vi dico, non ignoratelo. Seguitemi in questo percorso. Procediamo assieme e scopriamo come funziona realmente il mondo.


Sette chiavi per spezzare il modello vittimistico

Per farvi capire come funziona la mentalità vittimistica e come liberarvene (il che significa prenderne consapevolezza e passare allo stadio successivo), vi esporrò sette punti chiave. Queste sette chiavi possono aiutarvi a risvegliarvi al primo stadio e a continuare verso il secondo stadio di risveglio. Vediamole una per una. Se la vostra confusione continua, sorridete e sappiate che procedendo tutto diventerà chiaro.

Assumervi al 100percento lavostra responsabilità
Voi siete completamente responsabili per tutto quello che sperimentate nella vostra vita. Non è colpa vostra, non siete da accusare, ma la responsabilità è vostra.


Assorbimento inconscio
Avete assorbito quelle che sono le vostre credenze, provenienti dalla cultura in cui siete cresciuti, e questo assorbimento è stato inconscio. È quello che ho appena detto: appena nati avete iniziato a ricevere e ad assimilare informazioni e credenze sulla vita e sul mondo. Non ci pensate mai perché è tutto materiale inconscio.


siete più potenti di quello che credete
Il terzo principio è: non siete i padroni della terra. Non siete Dio. Ma avete più potere di quello che credete. Anche questa notizia può ispirarvi o confondervi, dipende dal modo in cui la guardate mentre siete ancora allo stadio della mentalità vittimistica. Comunque, state con questa informazione e guardate come vi fa sentire.


diventare consapevoli dei vostri pensieri
Quarto: potete cambiare i vostri pensieri, ma prima dovete essere consapevoli di quello che pensate. È un punto interessante, perché molte persone non sono consapevoli di pensare. Queste persone sono i loro pensieri. Nel primo stadio, quello della vittima, siete i pensieri, vi identificate con i pensieri e non ne siete separati. Continuate a seguirmi. In questo momento state pensando a questo programma, ma, se vi fermate un attimo, vedrete che state guardando voi stessi che pensate a questo programma. Ci sono i pensieri e c'è la consapevolezza dei pensieri. Se state pensando a questo programma, ma non siete distaccati almeno in parte, continuerete a credere di essere quello che pensate. Per poter cambiare i vostri pensieri dovete diventare consapevoli che siete separati dai vostri pensieri. Questo è un primo passo molto profondo, molto potente e molto importante per capire come liberarvi dalla mentalità della vittima e passare allo stadio numero due.


Voi siete illimitati
Il punto successivo è capire che potete fare l'impossibile. È impossibile conoscere i vostri limiti. Mi piace molto anche questo punto, perché moltissimi dicono: “No, ci sono cose impossibili. Ci sono limiti precisi”. Se siete nella mentalità della vittima è certamente così. Ma se considerate la storia, se considerate la scienza, se considerate le stupefacenti scoperte che si fanno ogni giorno, iniziate a capire che non ci sono limiti, che in realtà niente è impossibile. Quando parliamo di quello che è possibile oggi, ci basiamo su quello che attualmente la scienza e la fisica ci dicono che è possibile e impossibile. Ma la scienza e la fisica cambiano mentre scoprono sempre più cose. Quindi, almeno per un momento, considerate l'idea di poter fare l'impossibile, che non potete conoscere i vostri limiti, e che questa è una realtà. Non potete conoscere i vostri limiti. Non avete provato a fare tutto o forse avete provato a fare poco di tutto. Solo provando potete scoprire quali sono i vostri limiti, e cambiando le vostre credenze scoprirete che non ci sono limiti. Ci sono solo limitazioni mentali.


le emozioni sono ilcarburante
Il sesto punto è: qualunque cosa carichiate di emozione tenderà a manifestarsi. È qualcosa di molto potente. Avete notato che quello che amate con più intensità o quello che odiate con più forza sono le cose che compaiono di più nella vostra vita? Il motivo è che avevate un'immagine e l'avete caricata con l'intensità dell'emozione. Lo spiegherò meglio in seguito. Per il momento vi chiedo soltanto di considerare l'idea che quello che visualizzate nella vostra mente accompagnato da un sentimento molto intenso, soprattutto d'amore o di odio, tenderà a venire attratto nella vostra consapevolezza, nella vostra esperienza.

Settimo e ultimo: lasciar andare i vostri attaccamenti e i vostri bisogni può fare miracoli. È un punto molto profondo e vi dirò una cosa che all'inizio vi shoccherà, ma è la pura verità: potete avere tutto quello che volete, a patto che non ne abbiate bisogno.
Ne capirete il senso più tardi. L'idea è che, se siete attaccati a qualcosa, se siete dipendenti da qualcosa, quando avete bisogno che qualcosa accada, in realtà state emanando un'energia contraria e la cosa di cui avete bisogno non si manifesta nella vostra esperienza. Se invece avete un atteggiamento più giocoso riguardo alle cose che volete, quella che emanate è l'energia dell'amore, l'energia del distacco, l'energia di un volere pulito. Allora ci sono molte più probabilità che quello che desiderate appaia rapidamente nella vostra vita, per il semplice fatto che al riguardo avete uno spirito giocoso.


Tutti fanno così

Leggendo questi sette principi per superare il primo stadio di risveglio e passare al secondo, probabilmente avete avuto dei pensieri, delle credenze al riguardo. Forse non li avete capiti del tutto. Come vi hanno fatto sentire? Quello che voglio dirvi è che il vittimismo può agire in modo subdolo, può funzionare al di sotto del livello di consapevolezza, perciò dovete fare attenzione ai vostri commenti su quello che avete appena letto. Qualcuno potrebbe persino avere pensato: “Questo Joe Vitale dice cose completamente prive di senso”.

Supponiamo che abbiate avuto un incidente d'auto. A chi date la colpa? Se i giornali scrivono che c'è la crisi del petrolio o un pericolo di attacco terroristico, chi accusate? Guardate dentro di voi oppure sentenziate: “È colpa del presidente”, “È colpa del governo” o “È colpa della politica”? Se avete un problema sul lavoro, di chi è la colpa? Del vostro capo? Di un dirigente? Delle condizioni atmosferiche? In genere, chi agisce in base alla mentalità della vittima è sempre pronto ad accusare gli altri. Punta il dito in tutte le direzioni.

Quindi, la prima cosa di cui voglio che diventiate consapevoli è che tutti facciamo così. Io faccio così e molto probabilmente anche voi. Probabilmente avete sempre fatto così, probabilmente avete fatto così ieri o oggi stesso. Tutto quello che vi chiedo è prenderne coscienza. La coscienza è il punto fondamentale di tutto questo libro. Per questo si chiama corso del risveglio. Prendere coscienza, diventare consapevoli, significa svegliarsi.


Joe Vitale corso di risveglio

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Corso di Risveglio
Diventa artefice della tua felicità - L’unico corso che svela in modo definitivo ed esaustivo ogni aspetto della Legge di Attrazione
Voto medio su 25 recensioni: Buono
€ 10.9

domenica 16 ottobre 2016

DIFESA PSICOLOGICA, TECNICHE

IL VENTILATORE. Quando sentire parola cattive rivolte a voi ma non volete rispondere, immaginate che tra di voi e il vostro opponente ci sia un potente ventilatore che fa tornare le brutte parole a colui che le pronuncia.

ACQUARIO. Immaginate un muro dell'acquario tra voi e coloro che vi offende. Lui sta dicendo qualcosa ma voi non lo sentite, le parole vengono assorbite dall'acqua e vedete soltanto la schiuma in superficie.


L'OCEANO DELLA CALMA. Immaginatevi nel ruolo del protagonista della parabola: "L'Oceano riceve le acque di molti fiumi tumultuosi restando immobile. Anche colui che riceve tutti i pensieri e le emozioni, resta impassibile e calmo."

IL TEATRO DELL'ASSURDO. Portate la situazione all'assurdo, di modo che le provocazioni delle persone malintenzionate suscitino solo risate.

venerdì 14 ottobre 2016

E’ TUTTO UN FILM…

È tutto banale e semplice, ad un tratto, così quasi di colpo tutto perde senso.

Tutti quei libri letti sulla legge di attrazione, tutti i libri letti sul inconscio, tutti i libri letti sugli argomenti paralleli e correlati a questi tutto per arrivare a comprendere come funziona la vita e cominciare a raddrizzarla quando poi ti accorgi che è tutto un film…

si, è tutto un film! Ognuno recita una parte per conto mio nel mio film, io vedo in tutti gli altri solo quel che il mio inconscio vuole farmi vedere e lui, il mio inconscio, fa recitare agli altri la parte che vuole che io veda… non c’è nulla di vero nelle parole, è tutta illusione, l’unica verità è quel che vuol farmi vedere il mio inconscio e il bello è che tutto questo sta funzionando in un incastro pazzesco perchè… perchè è uguale per tutti!

Io faccio recitare agli altri quel che il mio inconscio vuol farmi vedere e io stesso recito per conto degli altri quel che gli altri dovrebbero vedere per se. Ma non me ne rendo conto affatto, è tutto “spontaneo”, tutto così spontaneo da sembrare vero.

Il mio inconscio mi chiede continuamente di vedere qualcosa là fuori e cerca di farmi capire che, là fuori c’è una manifestazione dei suoi disagi e delle sue peculiarità, c’è il suo film o documentario, se vogliamo.

Il bene che vedo, è sostanzialmente la mia capacità di far del bene, il male che vedo, è la mia capacità di far del male.

Il bene che ricevo è esattamente quello che ho dato e la stessa cosa è per il male ma, non il bene o il male fisico, non l’azione in se stessa che ricevo o che faccio, non questo, se vedo questo sto ancora nell’illusione, non è questa la realtà. Il bene e il male che ricevo e che faccio, sono solo a livello emotivo.

Il mio inconscio si manifesta continuamente con emozioni e quanto più sono contrastanti le emozioni che sento, tanto più è chiaro che è una sua manifestazione di disagio che vuole che io comprenda.

Il mio inconscio è un insieme di memorie emotive bloccate e da sciogliere.

Sento discorsi di gente comune e mi vien da ridere oggi, ma quando sento i discorsi dei “risvegliati” la risata si trasforma in delusione. Non c’è nulla la fuori che non sia una manifestazione del mio inconscio.

Se mio padre mi fa un rimprovero… le sue parole oggi sono chiacchiere al vento ma l’emozione che io sento è un segnale chiaro di qualcosa che mi riguarda.
La vita si è svolta assolutamente al contrario.

Quando eravamo bambini, sapevamo gestire bene le emozioni ma ci siamo concentrati sulle parole generando dei grandi casini (blocchi emotivi) in noi.
Da grandi dovremmo saper gestire le parole e invece le usiamo inconsciamente per tirar fuori di nuovo le emozioni che non abbiamo compreso da piccoli.

Posso sentire vergogna, oppure rabbia, oppure indifferenza o ancora, (e questo mi succede più spesso), irritazione. Ma tutto quel che sento dentro di me, se lo analizzo, molto spesso non ha nessun collegamento emotivo logico con le parole, non è “logico”.

Ho capito qualcosa, ma mi sembra così tanto irreale proprio perchè è apparentemente illogico.
Eppure è solo così che le cose cominciano a ritornare, che i conti cominciano a quadrare, che la mia storia comincia ad avere un filo conduttore.

Sembra a volte un sogno ad occhi aperti con tutta l’apparente illogicità dei sogni, questa storia del vedere cosa sento in me invece di ascoltare le parole che mi vengono rivolte, il dare importanza alle emozioni più che al “senso del discorso”, eppure è solo così che comincio a trovare un filo conduttore che mi porta a qualcosa che succede dentro di me.

La vita sembra scorrere per i fatti suoi, e in realtà è così, ma io, cosa percepisco di tutto questo?
Perchè ogni persona in un quadro astratto vede cose diverse?
Cosa vediamo in realtà la fuori?
Chi! proprio “Chi” vediamo la fuori?

Cambiamo partner, cambiamo ambiente, cambiamo compagnia e poi ci ritroviamo a vedere nella nuova partner gli stessi difetti… ma è logico questo?

Perchè succede sempre così?
Chi sto vedendo davanti a me?
“Quale” emozione si sta manifestando in me grazie a questa persona?
Perchè ho scelto un’altra uguale a quella di prima?
Ma soprattutto, questa donna di oggi, è realmente uguale a quella di prima?

Mi stacco dalle emozioni e la guardo bene, poi cerco di essere obiettivo e…

e no, non è la stessa persona di due minuti fa, è un’altra persona, non è la mia ex, è solo una donna stupenda alla quale qualcosa in me ha dato l’ingrato compito di farmi rivivere certe emozioni.

Ma perchè tutto questo casino?
Perchè il mio inconscio ha bisogno di questa sceneggiata?
Perchè devo per forza usare gli altri per vivere certe emozioni?
Ma è possibile che la vita sia proprio un simile assurdo film?

Ho visto troppe volte delle scene assurde alle quali tutti hanno detto la classica frase…
“da lui non me lo sarei mai aspettato!”
e qualche volta è stato detto anche di me stesso… ma perchè?
Perchè ho dato il compito di recitare una simile pessima parte a qualcuno? E perchè qualcuno mi ha dato da recitare quelle poche volte che mi è successo… una parte tanto ingrata da farmi comportare come non avrei mai fatto se avessi usato solo quel poco che credo di sapere di me stesso?

Perchè tutto deve funzionare per forza come uno stupido film al contrario?

Ricordo ancora con un certo sorriso una signora che, quando andavo a trovarla parlava di tutto quello che avrebbe detto quando sarebbe andata a far visita ai suoi parenti o amici o altre persone, lei letteralmente si faceva e si preparava il film di tutto quello che avrebbe detto lei e, cosa più assurda che mai, anche di tutto quello che le avrebbero risposto… scene comiche per la mia razionalità, ma chissà che quella vecchia scema non avesse più ragione di me?!!

Non so fino a che punto ci riusciva a provocare gli altri a farsi rispondere esattamente come voleva lei, non mi ci sono mai trovato in quelle sue chiacchierate con le persone che diceva lei, ma sarebbe stato comico scoprire che aveva ragione.

È possibile che tutto sia solo un film? È possibile che ognuno di noi è regista di quel che vede e attore della scena in cui si trova nello stesso momento e sullo stesso palcoscenico?
Ma perchè ne siamo così tanto inconsapevoli?

Se ci penso, è tutta una follia, ma solo se guardo il mondo così, in questo modo folle, comincio a trovarci un senso.

Giuseppe Lembo.

Fonte: http://osservazionequantica.altervista.org/film/




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L’ALDILA’ DESCRITTO SCIENTIFICAMENTE DA UN FISICO

Era accaduto un po’ di anni fa.

Scienziato-ritornato-dall'aldilàNei suoi trattati scientifici Efremov ha descritto l’aldilà con termini matematici e fisici. In questo contesto, tuttavia, sarà evitato il linguaggio tecnico matematico a favore di una descrizione semplice, alla portata di tutti. Vladimir Efremov descrive quindi il mondo dell’aldilà, da lui sperimentato durante un’esperienza di morte improvvisa, in questi termini: “Ogni paragone sarà falso. I processi lì non sono lineari come qui da noi, non sono estesi nel tempo, e fluiscono contemporaneamente in tutte le direzioni. I soggetti nell’aldilà si presentano come dei concentrati di informazione, il cui contenuto determina il posto in cui essi si trovano e le qualità della loro esistenza.”


Capo ingegnere-progettista della Sezione Progetti per “Impuls”, Vladimir Efremov morì improvvisamente, soffocandosi in casa a causa di una forte tosse. I parenti all’inizio non capirono che cosa fosse successo. Pensarono che si fosse messo un attimo a riposare. Fu la sorella Natalia, la prima ad accorgersi dell’accaduto. Natalia essendo medico e sentendo che il cuore non batteva incominciò allora a praticargli la respirazione artificiale, ma il fratello non respirava. Fece quindi un tentativo di “mettere in moto” il cuore massaggiandogli il petto. Erano trascorsi già otto minuti quando le sue mani sentirono una spinta di risposta molto debole. Il cuore riprese a battere e Vladimir Efremov ricominciò a respirare da solo.

Appena si riprese disse: “La morte non esiste, anche lì c’è vita. Diversa però. Migliore… “

Vladimir descrisse poi ciò che aveva vissuto in quei minuti di morte clinica in modo molto dettagliato. Le sue testimonianze sono quindi preziose. E’ il primo studio scientifico sulla vita nell’aldilà, effettuato da uno scienziato che ha vissuto la morte in prima persona. Efremov ha quindi pubblicato le sue osservazioni in un giornale scientifico dell’Università di San Pietroburgo, e successivamente ha raccontato l’intera storia a un congresso scientifico, dove la sua relazione è stata molto apprezzata dagli scienziati presenti.

CHI E’ EFREMOV?

La reputazione di Vladimir Efremov in ambito scientifico è impeccabile. E’ un grande specialista nel campo dell’intelligenza artificiale e per molti anni ha lavorato per “Impuls”. Ha partecipato alla preparazione del lancio di Yuri Gagarin nel cosmo, e contribuito all’elaborazione dei sistemi missilistici super moderni. Il suo staff scientifico è stato premiato quattro volte in ambito scientifico.

“Prima della morte clinica mi consideravo assolutamente ateo” – racconta Vladimir Efremov – “mi fidavo solo dei fatti”. “Tutte le riflessioni sulla vita nell’aldilà le ritenevo oppio religioso. A dire il vero, non ho mai pensato seriamente nemmeno alla morte, anche se avevo problemi di cuore e altri acciacchi.

COME ARRIVA LA MORTE?

"Nel mio cervello è apparso allora un pensiero fulminante… pensavo che fosse l’ultimo secondo della mia vita. Però la coscienza inspiegabilmente non si staccava e di colpo è comparsa la sensazione di una incredibile leggerezza. Non avevo più né mal di gola, né di cuore, né di stomaco. Mi ero sentito così bene solo nell’infanzia. Non sentivo il mio corpo e neanche lo vedevo. Però con me erano rimasti tutti i miei sensi e ricordi.
Inoltre volavo attraverso un tunnel gigantesco. Le sensazioni di volo mi sembravano familiari perché le avevo già sperimentate nei sogni. Mentalmente cercavo di rallentare il volo o di cambiare direzione. Non c’era alcuna paura o terrore, solo BEATITUDINE.
Cercavo di analizzare l’accaduto e le conclusioni arrivarono immediatamente: il mondo in cui ero capitato esisteva veramente. Ragionavo, quindi, esistevo. Il mio ragionamento possedeva inoltre la qualità deduttiva, visto che riuscivo a cambiare la direzione e la velocità del mio volo”.

SENZA TEMPO

“Tutto era fresco, limpido e interessante” – continua Vladimir Efremov – “la mia coscienza funzionava in modo assolutamente diverso rispetto a prima. Abbracciava tutto contemporaneamente, non esistevano né tempo, né distanze. Io ammiravo il mondo circostante che sembrava essere arrotolato in un tunnel. Non ho visto il sole, ma ero immerso in una luce omogenea, senza ombre. Sulle pareti del tunnel si vedevano strane strutture somiglianti a rilievi. Non si poteva distinguere il basso e l’alto. Ho tentato di ricordare il posto sopra il quale volavo. C’erano delle montagne e ricordo il paesaggio. Il volume della mia memoria era veramente abissale. Potevo spostarmi con il pensiero. Che stupore! Era un vero teletrasporto“.

UN TELEVISORE COME LA PROVA E ...L’ONNISCIENZA

“Feci un pensiero pazzesco: immaginai mentalmente il vecchio televisore rotto che si trovava a casa mia e potei vederlo da tutti i lati contemporaneamente. Sapevo tutto di lui, chissà come… persino dove era stato prodotto. Sapevo dove era stato preso il minerale usato per fondere il metallo per la costruzione del televisore. Sapevo anche chi era il proprietario della fonderia d’acciaio che lo realizzava, sapevo che aveva moglie e problemi con la suocera. Vidi tutto ciò che era legato a quel televisore, ogni suo piccolo dettaglio. E soprattutto ora sapevo esattamente quale suo pezzo era guasto“. “Quando poi mi sono ripreso, ho sostituito il transistor T-350 e il televisore ha ripreso a funzionare… Avevo una sensazione di onnipotenza del pensiero. La nostra Sezione Progetti da due anni faticava dietro un certo progetto. Di colpo, vidi tutto il problema nella sua poliedricità. E l’algoritmo della soluzione comparve da sé“.

SAPEVO DI ESSERE GUIDATO...

“La consapevolezza di non essere solo a questo mondo arrivò a poco a poco. La mia interazione informatica con l’ambiente circostante perdeva il suo carattere unilaterale. Ad ogni domanda che formulavo nella mia coscienza sorgeva una luce. All’inizio tali risposte le percepivo come il risultato di riflessioni. Però l’informazione che mi perveniva esulava dalle conoscenze che io possedevo in vita. Le conoscenze ricevute in quelle circostanze superavano di parecchio il mio background scientifico! Sapevo di essere guidato da Qualcuno onnipresente che non ha i limiti. Lui possiede potenzialità illimitate, è onnipotente e pieno di Amore. Questa Entità invisibile, ma percepibile da tutto il mio essere, faceva di tutto per non spaventarmi. Ho capito che mi mostrava gli eventi e i problemi con tutta la loro catena di legami di causa-effetto. Non Lo vedevo, ma lo percepivo intensamente. Sapevo che era Dio… Di colpo notai che mi impedì qualcosa. Mi sentì allora tirato fuori come una carota dalla terra. Non volevo tornare… tutto andava così bene. Poi ho visto mia sorella. Lei era spaventata, io invece splendevo di stupore”.

COM’E’, L’ALDILA?

Vladimir Efremov continua la sua descrizione: “Abbiamo già detto che i processi nell’aldilà non sono lineari ed estesi nel tempo come sulla Terra, ma fluiscono contemporaneamente in tutte le direzioni. I soggetti nell’aldilà sono presentati come dei concentrati di informazione e tutto si trova in un’unica catena di legami di causa-effetto. Gli oggetti e le loro caratteristiche formano una struttura globale nella quale tutto funziona secondo le leggi di Dio. Solo Lui ha il potere di creare, cambiare o eliminare ogni oggetto, qualità o processo, compreso il corso del tempo“.

“Ma quanto è libero l’uomo nelle sue azioni, quanto sono liberi la sua coscienza e l’anima? L’Uomo, come fonte d’informazione, può influire sugli oggetti nella sfera a lui ammissibile. La mia volontà infatti poteva cambiare i rilievi del tunnel, e far nascere gli oggetti che volevo. Il tutto somigliava molto a quanto descritto nei film “Solaris” e “Matrix”. Ma entrambi i due mondi, il nostro e quello dell’aldilà sono reali. Interagiscono costantemente, pur essendo autonomi: essi formano un sistema intellettuale globale diretto dal soggetto-Dio. Il nostro mondo è più semplice da comprendere, ha delle costanti che mantengono l’integrità delle leggi della natura, e il tempo riveste un ruolo importante come principio legante”.

“Nell’aldilà le costanti non esistono affatto, oppure ce ne sono molto poche rispetto al nostro mondo e possono variare. In quel mondo sono presenti i concentrati informativi che contengono tutto l’insieme delle caratteristiche conosciute e non conosciute degli oggetti materiali, ma con la totale assenza degli oggetti stessi. Inoltre ho capito che in quel contesto l’uomo VEDE ESATTAMENTE CIO’ CHE VUOL VEDERE.
Per questo le descrizioni dell’aldilà spesso differiscono. Un giusto vede il paradiso, un peccatore vede l’inferno… Per me la morte è stata una gioia che non posso paragonare a nulla di esistente sulla Terra.”

https://www.youtube.com/watch?v=pZwj7zwnxhM


Advanced Mind Institute Italia




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lunedì 10 ottobre 2016

Il tantra afferma: sesso è sesso

“Esistono insegnamenti basati sul celibato – sul brahmacharya. Affermano che il brahmacharya è una buona tecnica e che il sesso non lo è. Il tantra invece afferma che il sesso è sesso, e che il brahmacharya è il brahmacharya. Uno è brahmacharya, ed un altro non lo è. Ma questi sono semplicemente fatti e non ci sono valori loro legati. Inoltre il tantra non dirà mai che il brahmacharya va bene, o che il celibato è buono, che quello che esiste nel sesso non va bene. Il tantra non dirà mai questo, il tantra accetta le cose per come sono. Perché? Solo per creare unità al tuo interno.
È una tecnica adatta a creare unità dentro di te, per aiutarti ad avere un’esistenza totale, non divisa né conflittuale, oppure addirittura opposta. Solo allora sarà possibile il silenzio. Chi prova a spostarsi da una parte, per essere contro l’altra, non avrà mai pace. Come potrebbe? Chiunque è diviso al suo interno, lottando contro se stesso, come può vincere? Impossibile. Sei ambedue, quindi chi sarà il vincitore? Nessuno vincerà, e ti sentirai perso, dissiperai la tua energia in una lotta che non è necessaria. Questa è una tecnica per creare un’unità dentro di te. Lascia andare le valli, e non giudicarle."

Osho, The Book of Secrets, Talk #41

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domenica 9 ottobre 2016

RUMI ; VERSI SPARSI












Una selezione di versi del grande poeta mistico persiano, 
tratti dalle raccolte "Divan" e "Mathnawi"

Se si continua a bussare, 
la felicità rivela il suo volto ridente.

Rumi

Sei un talismano che protegge un tesoro,
ma sei anche la miniera.

Rumi

Colui il cui cuore puro
è divenuto privo d’immagini
è lo specchio
per le tracce dell’Invisibile.

Rumi

Quando sono con Te,
stiamo svegli tutta la notte.
Quando non sei qui, non posso dormire.
Gloria a Dio per queste due insonnie
e per la differenza tra loro.

Rumi

Puoi trovare un altro mercato come questo?
Dove, con una rosa,
puoi comprare centinaia di giardini di rose?
Dove, per un granello di sabbia,
puoi avere il vento divino?

Rumi


Ero timido,
mi hai insegnato a cantare.
Ero abituato a rifiutare
le offerte a tavola,
ora chiedo più vino.
Sedevo in sobria dignità
sul mio mantello, per pregare,
ora bambini
mi corrono intorno
e si fanno gioco di me.

Rumi


Nella Tua Luce ho imparato ad amare,
nella Tua Bellezza a scrivere poesie.
Danzi nel mio petto,
dove nessuno può vederti,
ma qualche volta io Ti vedo,
e quella Luce diviene quest’arte.

Rumi

Abbiamo iniziato come minerali.
Siamo poi emersi alla vita della pianta
e in seguito allo stato animale.
Infine siamo divenuti esseri umani
e sempre abbiamo dimenticato
le forme precedenti…
Eccetto in primavera, quando, per incanto,
ricordiamo, essendo verde di nuovo.

Rumi

Mi hai chiesto: “Con chi sei venuto?”.
Con la maestosa immaginazione
che Tu mi hai dato.
Perché sei venuto?
Il mosto del tuo vino era nell’aria.
Qual è la tua intenzione?
Amicizia.

Rumi

Di notte apro la finestra
e chiedo alla luna di venire
e di premere il suo viso contro il mio.
Respira in me.
Chiudi la porta del linguaggio
e apri la finestra dell’amore.
La luna non userà la porta,
ma solo la finestra.

Rumi


Fonte
http://www.misticasufi.org/rumi-versi.html

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mercoledì 5 ottobre 2016

Mai usare le parole contro di te

Forse ricorderete che in questo mio precedente post ho parlato della nostra vocina interna, quella che tutti abbiamo nella testa, che non fa altro che parlarci, tutti i giorni, tutti i minuti, incessantemente.
In quell’articolo definivo la vocina come una nostra nemica, mettendovi in guardia dal darle retta.
Ricorderete infatti che quella vocina non proviene dal nostro Vero Sè, e anche se tendiamo ad identificarci con essa, noi non siamo affatto quella vocina. La sentiremo spesso usare le parole di condanna o di giudizio verso noi stessi o verso gli altri, ricordandoci regole che il più delle volte ci sono state imposte da altri, e noi abbiamo più o meno inconsciamente accettato come nostre.
Ebbene voglio tornare sull’argomento per mettervi in guardia sul fatto che quella vocina è molto più pericolosa di quanto possa sembrare.
Se non siamo noi a parlare, chi è? Chi sentiamo usare le parole che ci risuonano nella testa?
Nella tradizione degli sciamani toltechi (una tribù indigena Messicana) la vocina è quella dei Voladores (colui che vola), oscure entità parassite che attraverso la vocina interna ci tengono succubi delle nostre stesse paranoie, e che ci fanno usare le parole come vere e proprie sbarre di una prigione invisibile. Il tutto con l’unico fine di nutrirsi dei nostri bassi istinti e delle emozioni negative.
Carlos Castaneda ne parla ampiamente nei suoi libri, nei quali racconta degli insegnamenti di Don Juan, un discendente della tribù degli sciamani toltechi appunto. Ma ne parlano anche altri autorevoli scrittori, come Ekart Tolle, Deepak Chopra e Salvatore Brizzi tanto per fare qualche esempio.
Questo articolo è difficile da digerire, ne sono cosciente, e sarete liberi di pensare che sono tutte stupidaggini, frutto della mente contorta di qualche sciamano invasato.
Può essere, ma prima di rigettare il tutto vi invito a leggere fino in fondo, e solo allora farvi una opinione su quanto leggerete.
Sospendete almeno per una volta il giudizio ‘a priori‘, basato unicamente sulle false credenze che vi hanno accompagnato fino ad ora.
Allora continuiamo seguendo quanto affermato da Castaneda nei suoi libri.
Se guardate gli effetti di questo “controllo” noterete molte similitudini con i mali che affliggono l’uomo.
Facciamocelo dire da Castaneda attraverso le parole di Don Juan:
I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.

Impariamo ad usare le parole a nostro vantaggio

Come uscirne, allora? Prima di tutto diventando consapevoli della cosa. C’è solo una cosa contro la quale i Voladores non possono far nulla: la consapevolezza.
E la consapevolezza si ottiene attraverso la presenza costante, con l’atto di osservare se stessi e i propri pensieri, distaccandosene e non identificandoci nella vocina che ci parla costantemente.
Non mi stancherò mai in questo blog di esortarvi a smettere di dare credito a quel dialogo interiore. Ne va della qualità della vostra vita.
Dobbiamo tenere pulita la nostra mente esattamente come stiamo attenti a tenere pulita la nostra casa o la nostra macchina, anzi di più.
Dobbiamo imparare a usare le parole solo per esaltare la nostra grandezza. Ad usare le parole unicamente come vero supporto positivo a qualunque azione vogliamo intraprendere. Per il restante tempo, quando non è necessaria, la vocina interna va azzittita.
Ma per farlo c’è bisogno di grande consapevolezza e volontà, doti che purtroppo vengono attenuate proprio dal dialogo interiore che desideriamo annullare, e delle quali possiamo riappropriarci solo attraverso un costante lavoro di presenza.
Riappropriamoci allora della nostra autorevolezza e impariamo ad usare le parole solo per i nostri fini e per il nostro bene. Che crediate o no alla teoria dei Voladores, smettiamo comunque di usare le parole per renderci prigionieri di noi stessi.
Vi lascio con alcune risorse molto interessanti che vi consiglio di visionare per saperne di più: 
Ed ecco il video (ti consiglio di guardarlo a pieno schermo):
Attenzione: Probabilmente la tua vocina cercherà di persuaderti a non vederlo fino in fondo, facendoti credere che sei tu a prendere la decisione. Non darle retta!.
Paolo Marrone
http://www.campoquantico.it/wordpress/mai-usare-le-parole-contro-di-te/
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domenica 2 ottobre 2016

LE AQUILE NON VOLANO A STORMI

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Giorni e mesi corrono veloci
la strada è oscura e incerta
e temo di offuscarmi
non prestare orecchio alle menzogne
non farti soffocare dai maligni
non ti nutrire di invidie e gelosie
In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile noon volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno

Seguo la guida degli antichi saggi
mi affido al cuore ed attraverso il male
a chi confessi i tuoi segreti?
ferito al mattino a sera offeso
salta su un cavallo alato
prima che l'incostanza offuschi lo splendore

In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno