giovedì 8 dicembre 2016

UN MECCANISMO MERAVIGLIOSO

"Nell'essere testimone la mente rimane solo come un biocomputer, un meccanismo, ma separato da te. Non sei più identificato con essa: quando ne hai bisogno puoi usarla, esattamente come usi un registratore. La mente è un registratore, ma non ha bisogno di essere accesa continuamente, non per ventiquattr'ore al giorno.
Quando occorre la mente, il testimone, l'uomo di meditazione, l'uomo di consapevolezza, è in grado di accenderla e spegnerla: quando vi parlo ho bisogno di accendere la mente, altrimenti il linguaggio non è possibile, la nonmente è silenziosa, non ha linguaggio. Solo la mente può fornire il linguaggio: devo usare la mente per relazionarmi con le vostre menti, è l'unico modo, quindi l'accendo.
Quando torno nella mia stanza la spengo, perché non ne ho bisogno.
Quando sei un testimone la mente permane, ma non lavora in continuazione. La tua identità con essa è spezzata: tu sei colui che osserva e la mente viene osservata. È un meccanismo meraviglioso che la natura ti ha donato, quindi puoi usarlo quando serve, come memoria, per i numeri di telefono, gli indirizzi, i nomi, i visi… è un ottimo strumento, ma niente di più."


Osho

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mercoledì 7 dicembre 2016

Come evitare di perdere energia nelle situazioni e nelle relazioni negative

Senza energia non si raggiunge nessun obiettivo, senza energia non si risolve nessun problema. E con poca energia tutto procede molto più lentamente. Dobbiamo quindi chiederci: dove e quando perdo e/o blocco inutilmente la mia energia?


Per questi motivi, l’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di non perdere o di non bloccare inutilmente la propria energia. Considerando la situazione energetica di una persona da un punto di vista molto pratico, non si fa alcuna differenza tra perdita e blocco di energia: in entrambi i casi, infatti, ciò che si verifica è che viene a mancare semplicemente una certa quantità di energia.

Quindi il nostro potenziale resta limitato. Dove blocchiamo o perdiamo energia?


1. Perdiamo/blocchiamo energia se non accettiamo lo stato di ciò che è. Se non sappiamo accettare persone, situazioni, i nostri sentimenti o il nostro passato… tutto questo ci costa inutilmente molta dispersione. Con ciò creiamo conflitti e questi bloccano l’energia.

2. Perdiamo/blocchiamo energia se giudichiamo. Se separiamo, creiamo un conflitto e quindi una perdita di energia. La situazione è analoga a quella del punto 1. Ciò che giudichiamo, non lo sappiamo accettare. Il lasciar andare ha a che fare con la vita. Giudicare (separare) ha a che fare con la morte; ciò che è separato, non è intero. Ciò che non è intero, non può dispiegarsi. Non giudicare, invece, ha a che fare con l’unità, e l’unità ha a che fare con la vita. Tutti noi conosciamo un bell’esempio a questo proposito: l’uomo e la donna. Che cosa accade quando l’uomo e la donna si fondono in un’unità, quando la dualità maschile-femminile è superata? Nasce la “vita”! L’essere umano è in grado di creare una nuova vita, unendo e non dividendo!


3. Perdiamo/blocchiamo energia se abbiamo paura dell’insuccesso. La paura può paralizzare completamente l’essere umano. Aver paura significa trattenere; la vita non può più scorrere. Quanto più giudichiamo noi stessi, tanta più paura creiamo. E’ la paura di non corrispondere alle pretese (che noi stessi creiamo). E ancora una volta questo significa conflitto. Si tratta sempre di conflitto o di non-conflitto; di opposizione o di non-opposizione.

4. Perdiamo/blocchiamo energia quando facciamo paragoni. Chi paragona, normalmente giudica anche. La medicina ha constatato che i malati di cancro sono spesso persone che amano molto paragonare. Si paragonano costantemente con il loro ambiente e cercano di inserirsi in esso senza dare nell’occhio. Sono persone che cercano di non urtare nessuno. E questo li porta ad essere tanto normali da costituire un caso patologico. La medicina definisce questo normopatia. Cioè normalità patologica. Queste persone si paragonano talmente spesso agli altri, che la loro energia viene completamente bloccata. Quando il corpo non vede più altre vie d’uscita si fa sentire con il cancro e comincia a rompere il blocco. Ed eccoci di nuovo al tema vita (lasciar andare) e morte (trattenere). Non paragoniamoci mai ad altre persone, nemmeno ai nostri concorrenti. Noi siamo noi, e nessun altro!


5. Perdiamo/blocchiamo energia quando abbiamo sentimenti negativi. Quando ci arrabbiamo con un’altra persona, non solo diamo a quella persona un potere su di noi, ma perdiamo anche energia. Quindi non è un atteggiamento molto vantaggioso per noi. Arrabbiarsi con un’altra persona, vuol dire non saper accettare quella persona così com’è. Le conseguenze dei sentimenti negativi, sono perciò esattamente uguali alle conseguenze del non-accettare e del condannare.

6. Perdiamo/blocchiamo energia quando lottiamo inutilmente. Sia che lottiamo per un obiettivo, sia che lottiamo contro lo stato di ciò che è, la lotta significa sempre irrigidimento; e costa inutilmente energia.

7. Perdiamo/blocchiamo energia quando abbiamo dei sensi di colpa. Quando pensiamo di aver sbagliato questo o quello nel passato, abbiamo dei sensi di colpa che possono diventare così forti da creare enormi blocchi di energia. Un individuo in questa situazione, non sarà mai in grado di risolvere rapidamente e in modo ottimale i suoi problemi e raggiungere velocemente e con poco sforzo gli obiettivi prefissati. E questo succede perché è fortemente bloccato interiormente. I sensi di colpa, inoltre, causano in molte persone mal di schiena. E’ facile immaginarsi perché: la persona in questione porta sulla schiena un peso enorme. E con questo peso si trascina faticosamente nella vita. Tutta la posizione piegata del corpo esprime questa situazione. Ma tutto ciò non ha alcun senso: è come se caricassimo intenzionalmente alcuni quintali di pietre sulla nostra macchina, per procedere poi il più lentamente possibile. Quindi, liberiamoci il più presto possibile del peso inutile dei nostri sensi di colpa… se ne abbiamo. Immaginiamo di toglierci un enorme sacco dalle spalle e di gettarlo in un abisso. Si hanno sensi di colpa solo se si giudica il proprio passato.

Dobbiamo capire che non abbiamo mai peccato, abbiamo solo commesso degli errori di percezione e di valutazione… e questo perché stavamo semplicemente imparando.

Fonte: http://www.crescitaspirituale.it



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lunedì 5 dicembre 2016

Non-dualità vs Lavoro su di sé

Nella filosofia non-duale più integrale, portata avanti da personaggi come Nisargadatta Maharaji, Ramana Maharshi, Tony Parsons, Bodhi Avasa, Jean Klein, Gangaji, Bernie Prior, Jim Newman, Rupert Spira, Papaji, Mooji e tanti altri, si parla della realizzazione del Sé come di qualcosa di immediato, a disposizione in maniera completa in ogni momento, indipendentemente dal livello di coscienza e dalla preparazione dell’aspirante.

La filosofia che sottende questo modo di pensare è:
“Se dite che la realtà che vi circonda è falsa, allora anche le porte che servono per passare a uno stato di verità, non possono che essere false, perché fanno parte di questa stessa realtà. Se sulle pareti della vostra stanza fate disegnare un trompe-l'oeil molto realistico, che raffigura un bel paesaggio, e poi una porta per uscire dalla stanza ed entrare nel paesaggio, la porta sarà falsa come il resto del disegno e non vi consentirà di andare da nessuna parte.In pratica non potete trovare nell’illusione una tecnica per accedere alla verità. La porta di uscita dalla prigione è la realtà stessa, proprio quella che voi considerate falsa e rifiutate... nella speranza di trovare un giorno qualcosa di più vero.”

Ma dopo aver ascoltato queste parole, vi ritrovate in una situazione di impasse, o meglio, come dico in Come la pioggia prima di cadere, in una aporia, termine greco che indica una strada senza uscita, un passaggio impraticabile. Ossia, non siete illuminati, aspirate ad esserlo, ma essendo la realtà che vivete un’illusione, anche la vostra sensazione di non essere illuminati è falsa; e falso risulta anche ogni vostro tentativo di trovare una via per l’illuminazione attraverso una tecnica.
Ogni pratica si muove infatti dal falso assunto di base: “Io non sono l’Uno e voglio diventarlo”.

Dall’altra parte esiste un percorso iniziatico costituito di sette principali tappe, che porta il discepolo a un’acquisizione progressiva di stati di coscienza sempre più elevati.


1 Iniziazione – Nascita
2 Iniziazione – Battesimo
3 Iniziazione – Trasfigurazione o Rivelazione – uomo numero cinque della Quarta Via
4 Iniziazione – Crocifissione – uomo numero sei della Quarta Via
5 Iniziazione – Resurrezione – maestro sulla Terra (numero sette della Quarta Via)
6 Iniziazione – Pentecoste (discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli)
7 Iniziazione – Ascensione

La Cerimonia Iniziatica indica un dato conseguimento, che è avvenuto precedentemente, ma non lo conferisce, come invece è stato erroneamente ritenuto per tanto tempo. Inoltre, ogni iniziazione ha valore unicamente in quanto conferma una maggiore capacità di collocarsi al Servizio dell’umanità. Più saliamo nella scala delle iniziazioni, più diveniamo servitori perfetti. (In un importante seminario che stiamo organizzando a Milano per il 9 Aprile 2017, approfondirò proprio il tema delle iniziazioni)

A partire dalla quinta iniziazione – la Resurrezione secondo la cristianità; uomo numero sette secondo la classificazione divulgata da Gurdjieff – in realtà un essere umano può già dirsi maestro e ha realizzato il Sé. Secondo i succitati guru della non-dualità, invece, la realizzazione del Sé rappresenta il conseguimento ultimo, il quale si manifesterebbe con la medesima profondità in ciascuno. In punto è che nella realtà, molte persone sul pianeta stanno realizzando l’Uno, ma ognuno secondo una profondità differente, tanto che le differenze saltano all’occhio in maniera evidente.


E non si creda che tali differenze siano solo di ordine orizzontale (aspetti derivanti dalle caratteristiche della macchina biologica), in quanto è piuttosto indubitabile che fra la realizzazione di un Gesù, un Poonja o un Brendan Smith (nessuno sa chi è, vero?) le differenze siano di ordine verticale (espansioni di coscienza e capacità derivanti dall’aver attraversato o meno le singole iniziazioni). Pur avendo tutti e tre realizzato il Sé, ognuno dei tre è in grado di influenzare l’umanità in maniera ben diversa.

Ci sono moderni guru della non-dualità che non sono in grado di gestire la loro sessualità, altri che possiedono una padronanza minima del corpo mentale, tanto che quando parlano non si riesce a seguire il filo del loro discorso, altri ancora che non hanno risolto il loro rapporto col denaro. Nessuno di loro percepisce tutto ciò come un problema, poiché, appunto, hanno realizzato il Sé. E il loro pubblico li giustifica sostenendo che ogni comportamento, per quanto immorale, in fondo “è una manifestazione dell’Uno”! Ma l’abissale differenza fra la realizzazione di un Buddha e quella di un Tony Parsons è chiara a chiunque abbia un minimo di discernimento. Perché vi viene istintivo chiamare maestri il Buddha, Osho o Gurdjieff, mentre percepite una stonatura nel definire maestri Tony Parsons, Lisa Cairns o Ella May? È evidente che siamo di fronte a una differente capacità di manifestare il Sé, derivante dall’avere o meno acquisito delle iniziazioni, in questa incarnazione o nelle precedenti, che hanno condotto la personalità sotto il completo dominio dell’anima.

Poiché è una peculiarità del Sé essere disponibile sempre e a chiunque, può accadere (e sta accadendo sempre di più) che individui di ogni livello di coscienza si ritrovino improvvisamente a manifestare il Sé. Questo, ve ne sarete accorti, non fa di loro dei maestri, anzi, talvolta sono personaggi che, per quanto concerne la gestione della personalità, rivelano più problemi irrisolti d’un uomo comune. E di norma hanno anche una scarsa capacità di “vedere” gli altri e aiutarli nel loro cammino.


In quest’epoca stiamo vivendo una deriva spirituale: in un certo ambiente new age ci si sta pericolosamente abituando a dividere il mondo in due: coloro che hanno realizzato il Sé e coloro che non lo hanno realizzato. In pratica, o sei in o sei out. Al contempo serpeggia un pernicioso rifiuto verso concetti come “cammino iniziatico”, “gerarchia spirituale”, “piano evolutivo” e “disciplina della personalità”. Nell’epoca della dissoluzione, gli ashram somigliano sempre di più a centri sociali di sinistra, anziché a monasteri.

Il punto è che un cretino illuminato resta sempre un cretino, per quanto adesso emani l’energia dell’Uno, il quale utilizza comunque le caratteristiche di quella macchina biologica per i Suoi scopi. Insomma, non si butta via nulla. Non fraintendetemi, stare accanto a questi individui non può fare che bene e consiglio a tutti di partecipare ai loro satsang e leggere i loro libri. COSTITUISCONO UN AIUTO IMPORTANTE NEL CAMMINO DI RISVEGLIO, in quanto è il Sé che parla attraverso di loro. Ciò che sto cercando di farvi capire è che l’esistenza di questi realizzati non può però sostituire in alcun modo il cammino iniziatico di ciascuno.

Un iniziato di primo, secondo e in particolare di terzo grado (dominio dei tre corpi e identificazione con l’anima), è capace di servire l’evoluzione dell’umanità in maniera mille volte più efficace di un qualunque “illuminato” che non ha mai attraversato un’iniziazione. Alla terza iniziazione il discepolo sa come agire, dove agire e perché, in quanto ha una chiara visione del Piano la cui realizzazione è venuto a sostenere. E sa che solo quando avrà raggiunto la quinta iniziazione, potrà dirsi un vero maestro, come Gesù o Buddha.

Iniziati di primo e secondo grado, inconsapevoli di esserlo – talvolta senza nemmeno parlare in maniera esplicita di spiritualità e senza sapere cos’è l’esoterismo – nel corso della storia hanno cambiato l’umanità, distinguendosi nella politica, nell’arte, nella letteratura, nell’imprenditoria... Voi vi sentite di dire che Gorbaciov, Kennedy, Henry Ford, Beethoven, Leonardo, Einstein o Picasso sono stati meno utili all’evoluzione dell’umanità rispetto a Jeff Foster, solo perché lui ha realizzato il Sé e loro no?
Ecco, questo era il senso del mio articolo.
E adesso, buon Lavoro a tutti.

domenica 4 dicembre 2016

SEI UN EROE, UN EROE VERO

 LETTERA A ME STESSO


Caro (scrivi qui il tuo nome),

non ti preoccupare, ora ti senti disorientato, fallito, ti sembra che tutto quello che hai fatto non sia servito a niente, che ti sei solo illuso.

Ma non è così!

È solo la mente che ti sta ingannando!

Sapevi che sarebbe successo ed eccola qui.

È già successo in passato ed ogni volta hai visto che era un inganno, lo è anche questa volta.

Non farti prendere dallo sconforto, se vuoi piangi, se vuoi sfogati, ma non dimenticare chi sei e dove vuoi arrivare.

Niente di quello che stai vivendo è reale.

Le emozioni negative che provi sono solo reazioni chimiche unite a forme pensiero che probabilmente non sono nemmeno tue.

Se ti viene da piangere vuol dire che ti senti in colpa per qualcosa che hai fatto o che non hai fatto.

Ricorda, il senso di colpa non è reale, anche lui è un inganno.

Se hai l’ansia o attacchi di panico, significa che hai paura di quello che gli altri potrebbero pensare di te, del loro giudizio, oppure di quello che potrebbero farti.

Il tuo bambino interiore non ne può più, non ha più voglia di pretese, responsabilità o aspettative. Ha bisogno di essere tranquillizzato, sapendo che ognuno è responsabile solo per se stesso.

Tu sei responsabile solo della tua vita e della tua felicità, solo della tua, e basta.

Quindi non c’è niente che tu debba fare, niente che tu debba dimostrare, non c’è nessuno con cui ti devi giustificare. E se sei genitore e sai di avere in realtà la responsabilità dei tuoi figli, ricorda che a loro non importa chi sei o quello che fai, non gli importa quello che puoi comprare o il tipo di vita che puoi dargli, ai tuoi figli importa solo sentire che li ami, che sei li per loro.

Credi di essere fragile, non capisci perché ti capitino così tante situazioni brutte, temi di aver sbagliato tutto, di aver creduto in cose che non esistono. Allora caro (tuo nome), lascia che ti ricordi questo:

Prima di nascere hai guardato le cose che hai fatto.

Hai provato rimorso per molte di quelle.

Forse hai visto quello che ha fatto la tua famiglia, che hanno fatto i tuoi antenati e a cui mai hanno riparato.

Hai provato rimorso anche per quello.

Hai scelto di incarnarti.

Hai scelto tu quali sfide vivere, quali limiti, quali malattie, per espiare le colpe in base al tuo giudizio.

E per evolvere in base ai desideri evolutivi della tua anima.

Tu hai scelto, hai avuto il coraggio di scegliere le tue punizioni, forse troppo dure, ma sapevi di essere in grado di superare tutto.

Pensi sia stato facile prendere una decisione del genere? Scegliere questa vita nonostante tutto?

Credi di essere un fallito, invece (tuo nome) lasciatelo dire, sei un eroe, un eroe vero.

Non sentirti una vittima, nessuno ha potere su di te, solo tu, solo tu hai scelto il tuo destino e solo tu hai il potere di portarlo a compimento. Nessuno, nessuno, ha potere su di te.

Ricordati chi sei.

Tu sei un guerriero e lo sei ogni giorno, anche quando ti sembra di non farcela più… eppure… ogni volta ce la fai.

Credi in te. Sempre.

Fonte: http://www.iosonoilmiobuddha.it/2015/03/lettera-me-stesso.html



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sabato 3 dicembre 2016

LEVITAZIONE




In levitazione, ballerina jura chulkov sfida la gravità con splendide proiezioni 3 d da coreografa Anna Abalikhina e specialisti SILA SVETA. Tutte le immagini proiettate durante l'esibizione sono stati resi al volo in tempo reale, senza post-produzione.

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venerdì 2 dicembre 2016

MENTE, CUORE, SILENZIO

"Contro la società, usa la mente. La mente è il mezzo perfetto per rimanere indipendenti, per rimanere vigili, all’erta. Va bene per combattere ma non per amare. Quindi, quando serve combattere, quando serve affermare la propria libertà, usa la mente; il cuore in questo caso non servirà. Il cuore non sa come combattere.
Ma il contesto è completamente diverso, e io chiamo consapevole quella persona che sa usare le sue capacità nel giusto contesto e non confonde una cosa con l’altra. Gli occhi servono per vedere – non puoi sentire attraverso di essi. E le orecchie servono per sentire – non puoi vedere attraverso di esse. Quindi usali quando servono, ma non lasciare che si ostacolino a vicenda.
La mente è uno strumento splendido. Dev’essere ben affilato, ricordandosi però delle sue limitazioni. Dovrebbe rimanere un servitore del cuore. Nel momento in cui diventa il padrone, il cuore muore. Il cuore non può esistere in schiavitù.
Quindi non c’è nessuna contraddizione in ciò che ho affermato – sono solo due contesti diversi. E la tua consapevolezza è diversa da entrambi, quindi una persona consapevole può usare il cuore quando serve, può usare la mente quando serve, può far tacere entrambi quando vuol essere in un assoluto stato di nirvana, in cui non servono né la mente né il cuore. Quando vuol essere semplicemente se stessa, nessuno dei due è necessario.
Se sei tu a governare i tuoi strumenti, non esiste alcun problema. Se hai un flauto e io ti chiedo: “Puoi smettere di suonare per qualche istante – voglio parlarti” e tu rispondi: “No, non posso farlo; il flauto non vuole fermarsi”, cosa potrò pensare di te? Che sei matto. Il flauto non vuole fermarsi? Allora non sei tu che suoni il flauto, è il flauto che suona te. Quando vuoi fermare la mente, devi solo dire: “Stop” – e si dovrebbe fermare. Se si muove anche solo un po’, vuol dire che occorre urgentemente fare qualcosa. È una situazione pericolosa: il servo sta cercando di essere il padrone. Il servo dovrebbe essere servo e il padrone padrone. Al di là di entrambi c’è il tuo essre che non è né servo né padrone… semplicemente esiste. L'obiettivo di ogni meditazione è arrivare a quell'essenza."


-- The Path of the Mystic --


Osho Zero FB

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mercoledì 30 novembre 2016

APPARTENERE ALLA REALTA’- John de Ruiter


E’ così incredibile che non lo scoprirai mai,
non l’otterrai mai, non l’avrai mai
perché non è per te.
Tu sei lo spazio per essa.
Tu le appartieni, non appartiene a te.
Questo è la ragione per cui non puoi averla.
E’ destinata a possedere te
invece che tu vivere per possederla.
E’ destinata a possederti totalmente
invece che tu a vivere per possederla totalmente.


E’ solo un semplice malinteso
ma ora tu sai che non ci sono più scuse.
Non c’è più nulla a cui dare la colpa,
non c’è più nulla da tentare.
Finalmente è finita.


Puoi solo arrenderti
e lasciare che quello che è reale
ti possegga e ti domini e ti controlli.
Puoi finalmente rinunciare a tutti i tuoi sciocchi poteri
per qualcosa che è reale.


Puoi finalmente lasciare che quello che è reale sia onnipotente,
che a quello che è reale venga conferito il potere che è
e che tu non hai più bisogno di attribuirti del potere.


Finalmente è finita.
Il peso di tutti i tuoi sogni è finalmente andato.
non devi più trascinare in giro i tuoi sogni.
Finalmente vieni controllato totalmente
da quello di cui si sempre stato più innamorato.
Quel piccolo minuscolo tocco che non puoi cogliere
questa è la realtà che parla e la realtà che ascolta.


Ora tutto quello di cui c’è bisogno è un semplice accordo
e allora tutto quello che rimarrà è la realtà.
E’ facile.
Tutto quello che ci vuole è la realtà che sente
e che dice teneramente:
“O.K., l’ho sempre saputo, l’ho davvero sempre saputo, O.K.”
e molto teneramente rimanere con quell’O.K.
anche se ti uccide,
perché lo farà.


Ricevi quello che è reale
e lascia che sostituisca tutto quello che hai avuto.
La realtà, nel modo più tenero possibile, ti sta chiedendo:
“posso essere io invece di te?”
e se c’è un qualunque guardarsi indietro
o un chiedersi ‘devo davvero?’
allora la realtà, nel modo più dolce,
si sdraia di fronte a te e aspetta.


Non deve fare nulla di grande
perché tu già sai, tu già vedi.
Semplicemente appoggia giù la testa di fronte a te
e aspetta un tuo sì.
Così non c’è un vero cercare.


Tutto quello che è mai esistito in te come coscienza
è un sì molto dolce o un no ombroso.
Non appena c’è un no ombroso cominciamo a fare promesse alla realtà
‘vieni da me a modo mio e io vivrò per te,
vieni da me a modo mio e ti parlerò’.
Quando c’è un no ombroso esistiamo per rubare,
per imbrogliare, per corrompere, per mentire, per prendere con la forza,
lottando, tentando continuamente qualcosa
per ingannare la realtà,
per imbrogliarla e convincerla ad entrare
per essere ‘mia’.
E’ solo con l’onestà, il vero vedere
e il completo arrendersi a quello che siamo sempre stati,
che tu e la bugia e tutto il loro peso
avranno fine.
Non hai più bisogno di te,
non ne hai mai avuto bisogno,
questa è la notizia più sconvolgente che mai hai potuto sentire.
E’ quello che hai sempre desiderato sentirti dire
e desiderato di non sentirti mai dire.
Chi potrebbe essere in disaccordo con qualcosa di così meraviglioso?
Chi potrebbe lamentarsi?
Chi potrebbe dire: “ma io….?”
Chi potrebbe dire nulla se non il ‘va bene’ più gentile?
La verità, quando la sentiamo, è così irresistibile, così amabile,
che ci chiediamo dove abbiamo mai potuto essere,
come abbiamo potuto non vederla.
Possiamo vedere la Coscienza con gli occhi aperti,
questa è la bellezza reale.
Una volta che l’assaggi non potrai più rinunciarci.
Una volta che vedi e capisci quello che vedi
è finita.

Traduzione di Marifa dicembre 2009

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sabato 26 novembre 2016

UN MAESTRO ITINERANTE

"Ho girato l''India per anni, e come compenso mi venivano lanciate pietre, scarpe, coltelli. Inoltre, non conosci le ferrovie indiane, le sale d'attesa; non sai come vivono gli indiani. E' qualcosa di disgustoso, privo di qualsiasi igiene, ma tutti ci hanno fatto l'abitudine. Ho sofferto molto in quegli anni, forse più di quanto Gesù abbia sofferto sulla croce. Essere sulla croce è una questione di poche ore; venire assassinati è qualcosa di ancora più veloce. Ma essere un Maestro itinerante in India non è uno scherzo!"


Osho

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I GIOCHI DELL’EGO


1. SAREI PIU’ FELICE SE POTESSI LAVORARE DI MENO. Ci immaginiamo una vita piena di divertimenti e ci inganniamo credendo che potremmo essere così più felici. Non fare niente è una delle cause principali della noia e della depressione.- Siamo delle creature creative e laboriose, per essere felici dovremmo risolvere dei problemi e perfezionarci. Se ci metti l’anima in qualcosa di importante per te, vedrai come aumenterà la tua soddisfazione della vita.

2. NON SONO IO, SONO “LORO”. La mente ci fa credere che la causa delle sventure siano gli altri: i genitori, i coniugi, i conoscenti. Ma quel momento quando ci prendiamo la responsabilità della nostra vita diventerà un fondamento per una vera felicità.


3. PER ESSERE FELICE DEVO SCOPRIRE IL SEGRETO DELLA FELICITA’. Il fatto è che questi segreti non esistono, siete voi che create il quadro del vostro futuro, formate una strategia e poi cercate di realizzarlo.

4. SE SOLO AVESSI... Desiderare le cose o le circostanze migliori non ci rende felici automaticamente. Colui che vuole una vera felicità deve capire che il pozzo dei desideri non ha fondo. La vera felicità viene da dentro.

5. SE NON OGGI, MAI. Non permettete alla vostra mente di ingannarvi accettando una sconfitta; non sapete cosa vi porterà il domani. Probabilmente, un solo giorno potrà cambiare tutto.

6. PRENDERO’ UNA DECISIONE QUANDO SAPRO’ COSA ESATTAMENTE DOVRO’ FARE. Più penserete e più entrerete in un vicolo cieco: molto raramente abbiamo tutta l’informazione per prendere una decisione: stop ai dubbi, serve una decisione, un’azione. Un insuccesso non è la fine del mondo. Non permettere alla mente di metterti in trappola.

7. SO CHE NON DEVO, MA... La mente ci inganna negando le conseguenze delle cattive abitudini, specialmente se riguardano la salute. “So che non devo fumare. Ma mi aiuta a dimagrire”. “So che non lo devo mangiare, ma se non posso godere la vita, perché mai devo vivere.” I problemi con la salute sono una sfida alla felicità.

8. I SOGNI SI AVVERANO SE SEI FORTUNATO. La mente ci racconta che siamo dei giocattoli nelle mani del destino, e che nulla di buono può accadere in una tale vita. Ciò che la mente crede una pura fortuna di qualcuno, è, in realtà, un risultato di un lungo lavoro.

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